Il radon è un gas radioattivo presente in natura nella crosta terrestre, prodotto dal decadimento radioattivo dell’uranio e del torio. Tale gas, che non ha colore né odore, se inalato è pericoloso per la salute in quanto cancerogeno: l’esposizione al radon è considerata la seconda causa per cancro polmonare dopo il fumo di sigaretta ed è stato stimato che ogni anno in Italia causa un numero fra 1500 e 6000 decessi.

Le maggiori concentrazioni di radon si raggiungono negli ambienti chiusi (abitazioni), in quanto tale gas è principalmente presente nel suolo e nei materiali da costruzione. L’aria esterna agisce come diluente poiché la concentrazione di radon all’aperto è generalmente molto bassa. In Italia non esiste ancora una normativa per limitare l’esposizione al radon nelle abitazioni; a livello europeo invece nel 1990 è stata emanata una Raccomandazione che prevede un limite per la concentrazione media annua di 400 Bq/m3 per edifici esistenti e 200 Bq/m3 per edifici da costruire.

Per tutelarsi dal rischio radon occorre anzitutto misurarne la concentrazione; ciò può essere fatto in modo semplice ed economico mediante dosimetri di piccole dimensioni da porre nell’ambiente da analizzare. Sulla base della concentrazione misurata possono essere quindi proposti adeguati interventi per evitare l’ingresso e l’accumulo di tale gas.

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